Il 9 Marzo di 60 anni fa il Cannonball Adderley Quintet registrava a New York l’album
“Somethin’ Else”, vera e propria icona di un periodo storico – fine anni ’50 –  davvero produttivo e rivoluzionario nella storia del jazz.
Gli ascoltatori dell’epoca sono stati davvero fortunati nel poter ascoltare per primi alcuni dei migliori album di sempre:

  • “Blue Train” di John Coltrane (1957)
  • “Moanin’ ” di Art Blakey & The Jazz Messengers (1958)
  • “Kind of Blue” di Miles Davis (1959)
  • “The Shape of Jazz to Come” di Ornette Coleman (1959)
  • “Mingus Ah Um” di Charles Mingus (1959)
  • “Giant Steps” di John Coltrane (1959)

Julian “Cannonball” Adderley nasce a Tampa nel 1928.
Il suo soprannome deriva da una storpiatura della parola “cannibal”, soprannome affibbiato al sassofonista a causa della sua fame vorace e della sua stazza fisica.
In principio suonava la tromba come il fratello Nat, ma passò al sax contralto nell’orchestra di Oscar Pettiford, che necessitava in quel momento di quello strumento mancante. Diventò così il suo strumento definitivo.
Fin da giovanissimi lui e il fratello Nat si fanno strada nel mondo della musica, negli anni ’40 suonano entrambi al fianco di un artista del calibro di Ray Charles che viveva in quel periodo nella loro città, Tallahassee.
In Florida, come in tutti gli stati del Sud degli Stati Uniti, si respira blues in ogni angolo.
E difatti il suo suono e la sua anima ne assorbono in profondità tutti gli stilemi.
Inizialmente fu per lui causa di problemi di adattamento stilistico, approdando  nell’ambiente musicale Jazz di N.Y. nel 1955, ma si rivelò presto un valore aggiunto, che lo rese un sassofonista diverso dagli altri “seguaci” del defunto Charlie Parker, comunque anche per lui punto di riferimento.
Il suo timbro è profondo, più lirico e intenso rispetto al suono bop dell’epoca, fatto di frasi veloci e di un improvvisazione “più di testa che di cuore”.
Sul finire dei ’50 ottiene grande successo al fianco di Miles Davis, dapprima con questo album e successivamente con il leggendario Kind of Blue.
Negli anni ’60 il suo quintetto divenne famoso anche tra il pubblico musicalmente meno colto, portando le sue origini blues in brani dal colore più Soul, e quindi più vicini alla musica di quel decennio.
Si avvicinerà alla fusion negli anni ’70, prima di morire di infarto nel 1975.


“Somethin’ Else” – Julian ‘Cannonball’ Adderley
A.B. Spellman, della National Endowment for the Arts, lo ha definito “quasi perfetto, un album dove nessuna nota e nessun brano sono stati una scelta casuale”.
Aggiungerei che non lo è stata nemmeno la scelta dei comprimari:
Miles Davis alla tromba, Hank Jones al piano, Sam Jones al contrabbasso e Art Blakey alla batteria (non dimentichiamoci che in regia c’era Rudy Van Gelder, ingegnere del suono di molti dei migliori dischi Jazz della storia).
Se avete letto qualcosa riguardo Miles Davis, sapete già che il suo carattere difficile – dentro e fuori dallo studio di registrazione – non permetteva a chiunque di collaborare con lui in maniera continuativa, e che difficilmente rinunciava al ruolo di leader.
Eppure il grande rapporto di stima e fiducia che intercorreva tra Davis e Adderley fece sì che il trombettista accettò la proposta di partecipare, nel ruolo di sideman, alla realizzazione di questo album (un anno dopo succederà esattamente il contrario per “Kind of Blue”).
Dobbiamo inoltre ricordare che se questo album fu prodotto dalla
Blue Note Records fu probabilmente grazie a Davis e al suo rapporto di fiducia con Alfred Lion, proprietario dell’etichetta.
Nonostante il progetto non sia a suo nome, la tromba di Davis è comunque al centro di quasi tutte le canzoni contenute in questo album.
Possiamo affermare che, insieme all’ancora più celebre “Kind of Blue” uscito l’anno successivo, “Somethin’ Else” sia un validissimo punto di partenza per i neofiti del genere e, nello stesso tempo, rinnoverà l’interesse dell’esperto che lo andrà a riascoltare.


LE TRACCE:

01 “Autumn Leaves”, composto nel 1945 da Joseph Kosma e ispirato della poesia
“Les Feuilles Mortes” di Jacques Prévert,  è uno degli standard più suonati e abusati del panorama jazzistico.
Il termine abusato sta proprio nel fatto che tantissimi artisti del passato e odierni hanno registrato o suonato dal vivo questo brano. Nessuna versione però, dal mio punto di vista, si erge tra le altre come quella contenuta in questo album.
E forse fu proprio questa versione a renderla così celebre facendola diventare oggetto di studio per i musicisti di tutto il mondo.
La puntina inizia a correre sul disco e dal fruscio parte l’ormai celebre riff di contrabbasso suonato all’unisono con il piano – seducente, introspettivo e dall’anima latina. A questo si uniscono il contralto e la tromba armonizzate in stile Cool, che scurendo il già misterioso riff.
Il tema suonato da Davis, ci riporta nel mood malinconico che appartiene a questo brano. Da menzionare il solo di sax contralto di Adderley, uno dei migliori della sua carriera.

02 “Love For Sale”.
Questa versione del meraviglioso brano scritto dal grande Cole Porter inizia con un introduzione di Hank Jones al piano. Chiudo gli occhi ora, e il suo modo di suonare, dalla vena molto romantica, mi riporta in un fumoso club degli anni ’40. Il pianista è in frac, la luce molto soft, ordino dello champagne che sorseggerò in solitudine, immerso nel fumo di mille sigarette…
Il resto del gruppo si aggiunge, il mood diventa più latin – ricordandomi un po’ lo stile di Horace Silver –  e dopo qualche battuta Davis espone il tema.
Come per la prima traccia oserei affermare che ci troviamo di fronte ad una delle migliori interpretazioni di questo brano. Ancora una volta è Cannonball il primo ad improvvisaree, accompagnato con grande swing dalla sezione ritmica.
Davis non prende il solo e riespone il tema, questa volta con Hank Jones che improvvisa sul bridge. Blakey alla batteria è un abile improvvisatore di ritmi, che cambiano a seconda del solista e del suo fraseggio. Nella coda del brano il gruppo torna al vamp latin fino a sfumare.

03 “Somethin’ Else” è la title track – firmata da Miles Davis.
Nel tema di questo brano a tempo medio, dal groove di matrice blues, Adderley risponde alle frasi blues di Davis, nota per nota – tecnica chiamata “call & response” (botta e risposta). Questa tecnica sembra banale ma da questa conversazione si evince la loro grande maestria.

04 “One for Daddy-O” è un brano scritto da Nat Adderley, fratello del leader.
Si tratta di un tributo alla figura del disc jockey e speaker della radio di Chicago,
Holmes “Daddy-O Daylie”.
E’ un blues trascinato dal tema “classico”, che segue la forma poetica aab tipica del genere. Il pickup (l’inizio) del solo di Adderley è da brividi.
Nella versione rimasterizzata su CD, subito dopo la fine del brano, si sente la voce di Davis rivolgere a Alfred Lion, proprietario della Blue Note,  la domanda:
“Is that what you wanted Alfred?”, forse in tono sarcastico.

05 “Dancing in the Dark”. Adderley dimostra la sua vena romantica in questa rivisitazione di un classico del repertorio jazzistico.
Il tema, che fu impreziosito anche dalla versione vocale di Sinatra, è qui esposto dal sax contralto di Adderley che interpreta con voce paragonabile a quella umana, cosa che piacque molto a Davis che paragonò, nell’intensità, alla versione cantata da Sarah Vaughan. Questo suo modo di suonare molto passionale lo possiamo riscontrare anche nell’album di Davis “Kind of Blue”, soprattutto se paragonato al modo così diverso di concepire lo strumento da parte di John Coltrane (sax tenore), anche lui presente in quell’album.

06 “Bangoon (aka Alison’s Uncle) potrebbe ricordare più lo stile di brani di una formazione Hard Bop come i Jazz Messengers, capitanati da Art Blakey. Sarà forse per questo motivo che non fu inserito nel LP, ma solo nelle successive riedizione in CD per il mercato Giapponese, ben venti anni dopo. Il brano fu scritto da Hank Jones il giorno in cui nacque la nipote di Adderley, figlia di Nat, Alison.
Durante il solo di batteria – l’unico di Blakey presente nel disco – possiamo sentirlo sussurrare durante la sua improvvisazione.


LE 3 TRACCE MIGLIORI: 1, 2 e 5

VOTO 9/10

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